UOMINI E LIBRI

 

Un libro nomade che viaggia attraverso l'Europa. “Qui, dove ci incontriamo” di John Berger

di Michele Sabatini

 

- Molti soffrono di speranza. Tra di noi la speranza è comune quasi quanto la depressione fra i vivi.
- Per te la speranza è una malattia?
- Uno dei suoi sintomi terminali è il desiderio di intervenire ancora sulla vita, e per noi è fatale.

Questo dialogo mi è caduto addosso qualche settimana fa leggendo l’editoriale di una rivista, un botta e risposta immaginario fra lo scrittore John Berger e la madre morta contenuto in “Qui, dove ci incontriamo” uno dei libri dello scrittore inglese edito in Italia da Bollati Boringhieri. Attratto, mi sono dato da fare per trovare questo romanzo e leggerlo.

Ho scoperto un libro nomade, che viaggia attraverso l'Europa, dove storie apparentemente disparate si rivelano parti di un tutto, momenti perduti ritrovano il loro posto. Memorie sensuali del passato penetrano nel presente. Città come Madrid, Cracovia, Lisbona, Ginevra, Londra, ma anche un piccolo villaggio in Polonia, costituiscono ibridi rievocativi di un vecchio e nuovo mondo.

 

È così che Lisbona diventa la cornice perfetta per l’incontro iniziale: una passeggiata e una lunga conversazione che l’autore fa con il fantasma della madre. Un momento che definisce lo spirito dell’opera e dà il “la” all’azione. Un promemoria, o piuttosto un precetto, a prender nota di quel che Berger troverà in questo suo cammino fra luoghi che pulsano e ricerche interiori, facendo la cortesia di accorgersi delle persone – morte, ma anche viventi - che incontrerà lungo il tragitto e che hanno segnato la sua vita.

 

Posti e persone, persone ed insegnamenti. Mentori. Affetti, tensioni, fragilità. Ricordi.

“Qui, dove ci incontriamo” è un’autobiografia? È lo stesso autore ad intervenire sull’argomento con un memorabile scambio di battute, ancora fra madre e figlio:

-  Hai l’aria di uno che sta scrivendo un’autobiografia. Non farlo!

- Non fare, cosa?

- Impossibile, non travisare la realtà.

Prendere nota. Forse questo libro è proprio così, un grande blocco di appunti. Uno zibaldone, un canovaccio attraverso cui leggere la propria parabola esistenziale. È imparare un “sapere come”: come fare le cose. Come scrivere. Anche come scrivere su di sé: per se stessi e gli altri. Ed è in questo incontro del singolo con l’altro che l’opera assume una dimensione autobiografica.

Perché gli altri, le persone, sono ognuno le cose, le riflessioni, che c’hanno lasciato. Quelle che abbiamo sperimentato nel passato e che ci permettono di dirimere un presente fatto di nuovi incontri, di nuovi volti. Comprendere così, ad esempio, che non si può continuare a volere tutto, sperare in tutto.

- Parli  come se nessuno potesse mai scegliere niente!

- Scegli quel che ti pare. Quel che non puoi fare è sperare in tutto.

Ancora sorrideva radiosa.

- Naturalmente.

- La speranza è una formidabile lente d’ingrandimento – ecco perché non permette di vedere lontano.

- Perché sorridi?

- Speriamo soltanto in ciò che ha qualche possibilità di riuscire! Accontentiamoci di riparare poche cose. Poche cose. Poche cose, è già molto. Una sola cosa riparata ne cambia altre mille.

- In che modo?

- Il cane laggiù è legato a una catena troppo corta. Cambiala, allungala. Così riuscirà a raggiungere l’ombra e a distendersi, e smetterà di abbaiare. E il silenzio ricorderà alla madre che desiderava un canarino nella gabbia in cucina. E sentendo cantare il canarino stirerà un altro po’. E, con indosso una camicia stirata di fresco, il padre sentirà meno dolore alle spalle quando andrà al lavoro. E così, quando tornerà a casa, di tanto in tanto scherzerà, come faceva un tempo, con la figlia adolescente. E la figlia cambierà idea e una sera deciderà di portare a casa, solo per questa volta, il suo innamorato. E un’altra sera, il padre proporrà al giovane di andare a pesca insieme … Chi mai al mondo può saperlo. Tu intanto allunga la catena.

 

Porre un limite alla speranza ed imparare a mettere l’accento sulla possibilità di riparare, di porre rimedio all’errore. Essendo tuttavia consci dell’inevitabilità del desiderio, del suo essere inarrestabile, capace di dare vita a qualcosa partendo dal nulla.

Queste sono soltanto alcune delle riflessioni che si incontrano durante la lettura di questo libro, in cui non c’è pagina dove non abbia sottolineato un passaggio, evidenziato una citazione da mandare a memoria. Tante perché, come suggerisce l’autore, “Il numero delle vite che entrano nelle nostra è incalcolabile”.

Nel romanzo la maestria di John Berger sta in questa sua capacità di raccontare le persone e le loro vite, raccontando l’altra faccia delle città, in trasparenza. Le persone diventano così delle emersioni, i luoghi dei mosaici, quasi che le narrazioni siano dei patchwork prestati alla scrittura. Perché quello che l’autore racconta non è ciò che si può immaginare normalmente, ma ciò che si riesce a vedere solo con gli occhi dell'immaginazione. Qualcosa di originario, incorrotto eppure rotto a qualsiasi esperienza. È attraversare confini e barriere temporali, mescolarsi e differenziarsi, essere fluidi perché: “Abbiamo bisogno di fare promesse, mi ha detto un giorno, senza promesse la vita è troppo dura per chiunque, ma sei fai una promessa a cui non credi, non è una promessa!”.

In definitiva credo di aver deciso di leggere questo libro perché attratto dalla parola “speranza”, contenuta all’interno della citazione che apre questa recensione. Perché in questi giorni in cui ancora non sappiamo chi siamo e dove siamo, anche a causa della pandemia, la possibilità di cogliere una speranza mi è parsa come un’occasione per trovare una bussola, disinnescare il disorientamento.

“Qui, dove ci incontriamo” ha finito per farmi compagnia al di là della speranza, tante sono state le indicazioni ricevute durante questo tratto di strada fatto insieme. Per un viaggio, quello della lettura, che dovrebbe nascere sempre con il proposito di capire cosa ci sta accadendo intorno e guardarci dentro. Per non fermarsi di fronte alle intemperie della vita. Per riflettere, prima di riprendere il cammino. Per riaccendersi, prima di ripartire.

Per ragioni diverse, credevamo entrambi che, per vivere con un po’ di speranza, ci voglia stile, e o si vive nella speranza o l’unica alternativa è la disperazione. Senza vie di mezzo.

Stile? Una certa leggerezza. Un senso del pudore che non ammette determinate azioni o reazioni. Una certa affermazione di eleganza. L’idea che, malgrado tutto, si possa cercare e a volte trovare una melodia. Lo stile, però, è impalpabile. Viene da dentro. Non lo si può comprare. Stile e moda forse condividono un sogno, ma sono fatti di una sostanza diversa. Lo stile parla di una promessa invisibile. Ecco perché richiede e incoraggia il talento della resistenza e un buon rapporto con il tempo. Lo stile è molto simile alla musica.

John Berger, nato a Londra nel 1926 e morto a Parigi nel 2017, negli ultimi quarant’anni della sua vita ha abitato in un villaggio delle Alpi francesi. È mondialmente noto come critico d’arte, giornalista, sceneggiatore cinematografico, autore teatrale, romanziere e disegnatore. Nel 1972 assurge a grande popolarità quando la BBC trasmette una serie di documentari da lui ideati e condotti, con il titolo Ways of seeing. In questi inviti a vedere l'arte nel quotidiano, Berger si è ispirato in parte all'opera di Walter Benjamin, e segnatamente a L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. Da sue sceneggiature, il regista svizzero Alain Tanner ha tratto i film Jonas qui aura 25 ans en l'an 2000 e Les années lumières. Tra i suoi libri di narrativa tradotti in italiano, ricordiamo Qui, dove ci incontriamo (Bollati Boringhieri, 2005), Una volta in Europa e Lillà e Bandiera (Bollati Boringhieri, 2003 e 2006), Festa di nozze (Il Saggiatore, 1996), Ritratto di un pittore (Bompiani, 1961), Confabulazioni (Neri Pozza, 2017). Tra le altre opere: Modi di vedere (Bollati Boringhieri, 2004), Questione di sguardi (Il Saggiatore, 1998) e Sul guardare (Bruno Mondadori, 2003).

 

SCHEDA LIBRO

Titolo: Qui, dove ci incontriamo

Autore: John Berger

Editore: Bollati Boringhieri

Anno edizione: 2015

Pagine: 166 p.

ISBN: 9788833926452

Prezzo: € 15,50