TRAFUGATO NEL 1944

 

“Guerra”, Adelphi pubblica un racconto di Celine ritrovato dopo 77 anni   

di Romolo Paradiso 

 

ROMA - Cruda, irriverente, febbrile, maledetta, inumanamente umana, ma diabolicamente affascinante, questa è la scrittura di Luis Ferdinand Destouches, in arte Céline, lo scrittore considerato la più grande espressione della letteratura francese del ‘900 e una delle maggiori del mondo.  


“Guerra” è l’ultima opera del romanziere che Adelphi ha recentemente pubblicato. Un’opera che fa parte, insieme a Londres, dei manoscritti abbandonati da Céline nel 1944 nella sua casa di Montmartre a Parigi e poi trafugati da ignoti, ritrovati solo nel 2021 in modo avventuroso e subito dati alle stampe dall’editore d’oltralpe Gallimard.


Anche in “Guerra” la scrittura di Céline non si smentisce. Considerato un’appendice del suo capolavoro: “Viaggio al termine della notte”, questo racconto, ambientato ancora durante la prima guerra mondiale, si snoda all’interno di un nosocomio militare, dove il protagonista, Ferdinand (in realtà lo stesso Céline), viene ricoverato dopo essere stato ferito gravemente alla testa e all’orecchio per aver cercato di assalire una postazione nemica. Gesto che gli procurerà una medaglia al valor militare, ma che costringerà Céline a soffrire per tutta la vita di potenti e incurabili mal di testa e di insopportabili e devastanti rumori all’orecchio.


Durante la sua degenza Ferdinand si troverà di fronte a situazioni drammatiche, a tratti allucinanti e spesso umanamente deprecabili, ma conformi a una realtà devastante come la guerra. 


Diventato il prediletto di un’influente infermiera dell’ospedale, la signorina Espinasse, donna sadica e assetata di sesso che pratica anche con i malati agonizzanti, Ferdinand ottiene da lei favori ad altri degenti vietati. In questo contesto il protagonista fa amicizia con un militare ricoverato, tale Bebert, poi rinominato da Céline con il suo vero cognome: Cascade, un malavitoso prepotente, marito e protettore di una giovanissima prostituta, l’Angèle, che si concede ai sodati alleati, dando gran parte del suo guadagno allo stesso Bebert che lo spenderà in osterie e sollazzamenti insieme a Ferdinand nei momenti di permesso concessi generosamente dall’Espinasse, o a seguito di rocambolesche e momentanee  fughe dall’ospedale.


In un turbinio di situazioni allucinanti, dove non mancano momenti di depravazione e di perdita del senso d’umanità, Ferdinand assiste alla disfatta di Bebert, il quale, durante una cena al cospetto dei genitori di Ferdinand, dell’Espinasse e di Angèle, prima viene da questa umiliato, deriso e sbeffeggiato perché stanca di essere da lui sfruttata e maltrattata, e poi dalla stessa denunciato al comando militare per essersi inflitto la ferita al piede che lo ha allontanato dal fronte. Denuncia che costerà a Bebert l’accusa di diserzione e la conseguente fucilazione.


Ferdinand, in un raro momento d’umanità, rimarrà colpito dalla fine ingloriosa del sui amico, ma solo per poco, perché non si esimerà di accettare la proposta che l’Angèle gli rivolgerà: prendere il posto di Bebert nella sua vita.


Più furbo e fortunato di Bebert, Ferdinand riuscirà a escogitare con l’Angèle un espediente che gli procurerà le simpatie di un ingenuo e anziano cliente inglese dell’Angèle, che proporrà ai due di seguirlo a Londra dove lui lavora e ha un ottimo tenore di vita. Cosa che Ferdinand e l’Angèle, ormai complici e amanti, accetteranno di buon grado, abbandonando così i luoghi dannati del conflitto mondiale. 


“Guerra” è il racconto romanzato di un frangente importante della storia di Luis Ferdinand Celine. I protagonisti della vicenda hanno nomi che si ritroveranno in altri libri di Céline sulla guerra. Alcuni sono coincidenti con quelli della realtà vissuta dall’autore, altri sono frutto della sua fantasia, ma rispecchiano la vita e i comportamenti di persone che lo scrittore ha veramente conosciuto e frequentato, alcuni dei quali hanno avuto un ruolo rilevante nella sua esistenza.


Certo è che anche in questo racconto Céline parla di guerra, dei riflessi negativi che questa ha sull’umanità, ma soprattutto di quanto la stessa abbia condizionato il suo vissuto futuro. 


“Mi sono beccato la guerra in testa. Ce l’ho chiusa nella testa” dirà Céline all’inizio della storia. E in quella sua testa dolorante, lui, della guerra, si porterà dentro per sempre tutti i frastuoni e i rimbombi di quei giorni, tutti i rumori dei cannoni, dei fucili e delle bombe, tutte le grida dei malati, dei disabili, degli agonizzanti, tutti gli inganni, le vigliaccherie, le umiliazioni, le disumanità, le depravazioni di cui è capace l’uomo, tutti i fragorosi silenzi degli impotenti al gran sconquasso del conflitto, e tutte le fottute sfinite e finite speranze di ogni singola persona. Ma anche tutta la gioia di chi ce l’ha fatta. Una gioia che, come la sua, non riuscirà mai però a liberarsi del lacerante e inguaribile dolore che l’ha preceduta.


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