IL
SODALIZIO CON SIMONE WEIL
“L’invisibile
luce” contro gli stupratori delle masse. Il libro-manifesto di Gustave Thibon
di
Romolo Paradiso
“Tutti
cercano Dio perché tutti chiedono alla terra ciò che la terra non
può dare: tutti cercano Dio perché tutti cercano l’impossibile”. Così
recita un aforisma di Gustave Thibon, tratto da uno dei suoi più brillanti e
coinvolgenti libri: “L’invisibile luce” (D’Ettoris
editore)
Filosofo
francese di grande spessore, Gustave Thibon ha caratterizzato la vita culturale
del novecento. Nato a Saint-Marcel d’Ardèche il 2
settembre del 1903, ha vissuto fono al 19 gennaio del 2001, lasciando pagine di
pensieri intrisi di una profondità lieve, capaci di stimolare riflessione e
confronto, di accendere luci sulla complessità della vita, degli uomini, sulla
società e sul senso e il valore del sacro.
Pensatore
cattolico e tradizionalista, Gustave Thibon ha saputo catturare l’interesse
anche di quanti da lui erano idealmente lontani. Tra questi la scrittrice e
filosofa Simone Weil, con la quale, dopo un primo fortuito incontro nel 1941,
nascerà un sodalizio di grande spessore culturale, vissuto tra lunghi dialoghi
e silenzi nella casa di campagna di Thibon, nel quale
due anime con differenti visioni trovano una strada comune nel concetto
d’umanità e di fede, al punto che la stessa Weil consegnerà a Thibon i suoi quaderni che questi farà pubblicare nel 1947,
dopo la morte della scrittrice, nel libro: “La Pesanteur
et la Grâce”.
A
dimostrazione del forte legame umano che s’era instaurato tra i due pensatori,
la frase che il filosofo francese scrisse alla scomparsa della Weil: “Sanno
i morti ciò che uccidono in noi lasciandoci?”.
Soprannominato
dai suoi connazionali: “Le philosoph paysen”, il filosofo contadino, per il suo amore per la
terra che coltivava con passione e dalla quale traeva spunti di riflessione e
analisi, Gustave Thibon rappresenta una voce potente e soprattutto attuale,
capace di risvegliare le coscienze addormentate degli uomini d’occidente,
confusi e persi tra le logiche imperanti del materialismo e del mercato.
Lo fa, come
lui dice: “Non per offrire un insegnamento, ma per suscitare un dialogo.
Cercando di trovare le parole che portano al di là delle parole, nel luogo dove
condividere una verità e un amore più vivi, capaci di raggiungere l’essere
nella sua origine”. Lo fa per contrastare e combattere quelli che chiama: “gli
stupratori delle masse”, gli imbonitori di finti paradisi terreni che tendono a
cancellare nelle persone la capacità di riflessione, di ricerca e di pensiero.
Lo fa contestando la cancellazione dei riti della natura e della vita, delle
differenze e delle gerarchie, la trasformazione della persona in granello di
sabbia, la società in deserto, la saggezza sostituita dall’istruzione, il
pensiero dall’ideologia, l’informazione dalla propaganda, la gloria dalla
pubblicità, i costumi dalle mode, i principi da ricette, le radici da tutori.
Lo fa criticando e rifiutando l’oblio del passato che sterilizza l’avvenire, la
scomparsa del pudore e del sentimento del sacro, la macchina che s’impone
sull’anima e la ricrea a sua immagine. “Tutti fenomeni” dice Thibon “di
erosione spirituale, alleati dell’orgoglio prometeico delle nostre conquiste
materiali che rischiano di condurci all’esaurimento nelle cose vitali e di
sufficienza nell’artificio al di là del quale la pietà di Dio assiste,
impotente, alla decadenza dell’uomo”.
Un uomo che Thibon vede non solo spaesato, ma sempre più triste e solo,
perché incapace di sentire, osservare e credere in quel tesoro che alberga nel
suo cuore. Per questo afferma che: “Non è la luce che manca al nostro
sguardo, ma è il nostro sguardo che manca alla luce”. Quello sguardo che ha
perduto il contatto con il cielo e soprattutto con il mistero che tutte le cose
dell’essere impregna e definisce e che solo può spingere verso cime più elevate
e degne di senso, perché sostiene Thibon a conclusine
del suo libro: “Tutto ciò che non è eternità ritrovata è tempo perduto”.
Ma, nell’epoca
in cui tutto sembra smarrito, tutto si può ancora ritrovare, perché, profetizza
Thibon: “La salvezza verrà tramite la bellezza, la
preghiera e l’amore”.
***
(Romolo
Paradiso giornalista e scrittore, è stato direttore della rivista
"Elementi")