§GRANDI VINI E ALTA CUCINA§

 

Arillo in Terrabianca presenta “L’Imposto” nuovo Vermentino Superiore Doc  

di Paola Jadeluca

 

Coniugare energia mediterranea e precisione espressiva, luminosità e tensione salina: è questa la missione che anima “L’Imposto”, il nuovo DOC Maremma Toscana Vermentino Superiore firmato da Arillo in Terrabianca, al debutto con l’annata 2024.

 

Il nome stesso racchiude l’essenza del progetto. In architettura, “l’imposto” è il punto da cui prende avvio un arco: la linea in cui il sostegno si trasforma in elevazione. È il momento in cui la struttura incontra la luce. Una definizione che riflette perfettamente la natura del vino: profondamente radicato nella materia e nel territorio, ma proiettato verso una forma espressiva rigorosa, elegante e contemporanea.

 

Prodotto nella tenuta maremmana della famiglia Burkard, nell’area di Massa Marittima, questo Vermentino in purezza nasce sulle Colline Metallifere, tra i 140 e i 160 slm, in una terra plasmata dalla presenza del ferro, dalle brezze costanti del Tirreno e da una luce intensa che accompagna l’intero ciclo vegetativo della vite. È proprio questa combinazione tra mineralità profonda, brezze marina e maturazione luminosa a definire il carattere del vino: verticale, salino, nitido.

 

I nostri vini nascono da quello che definiamo il ‘Teorema Toscano’” afferma Adriana Burkard, proprietaria insieme al marito Urs di Arillo in Terrabianca. “Non si tratta semplicemente di produrre vino in luoghi diversi della Toscana, ma di interpretare ogni territorio come un’espressione autonoma di identità, energia e cultura paesaggistica. Radda in Chianti, Val d’Orcia e Maremma rappresentano tre anime complementari di un’unica visione: rigore, armonia ed essenzialità. Con L’Imposto volevamo raccontare la Maremma attraverso la sua luce, la sua materia minerale e il suo respiro mediterraneo.”

 

L’annata 2024 ha contribuito a sostenere questa lettura territoriale: dopo un inizio di stagione caratterizzato da precipitazioni abbondanti e temperature equilibrate, il caldo intenso della seconda parte dell’estate non ha generato stress idrico grazie alle importanti riserve idriche accumulate nei suoli. Tale situazione prima della raccolta ha favorito uno sviluppo aromatico articolato; ne nasce così un vino giocato sulla progressione gustativa del sorso e sulla complessità.

 

La vinificazione” spiega l’enologo Vieri Vannoni “segue una linea di assoluta pulizia espressiva: pressatura soffice, chiarifica statica a freddo e fermentazione in acciaio a temperatura controllata. Il successivo affinamento di 6-8 mesi in ceramiche Clayver sulle fecce fini lavora sulla tessitura del vino, amplificandone precisione e dinamismo senza alterarne l’identità varietale e territoriale”.

 

Questa filosofia produttiva si inserisce in una visione aziendale più ampia, orientata alla sostenibilità e alla tutela del paesaggio agricolo. “Nelle tenute di Arillo in Terrabianca, siamo molto attenti alla biodiversità, alla vitalità dei suoli e al rispetto degli ecosistemi locali” conclude Adriana “la nostra filosofia è: dare rispetto per ricevere eccellenza”.

 

Prodotto in 1959 bottiglie, L’Imposto offre al naso note di ginestra, salvia, agrumi maturi, accompagnate da una sottile traccia ferrosa e marina; al palato è pieno ma attraversato da una salinità continua che accompagna verso un finale lungo come un tramonto sul mare.

 

Arillo in Terrabianca è una realtà che unisce cultura, innovazione e un profondo rispetto per la terra. L’azienda si estende su tre territori Toscani di gande pregio enologico – Chianti Classico, Maremma, e Val d’Orcia – formando un triangolo di bellezza, gusto e identità sintetizzato nel ‘teorema toscano’.  Raccontano i proprietari Adriana e Urs Burkard: “solo rispettando noi stessi e l’ambiente possiamo creare prodotti autentici e dare vita a visioni capaci di durare nel tempo.” È questa la filosofia che guida ogni scelta dell’azienda, che inaugurerà, nel 2027, una cantina ammiraglia firmata da Mario Botta, uno spazio dedicato alla ristorazione, una galleria d’arte e un progetto di accoglienza esperienziale pensato per permettere al visitatore di immergersi nella cultura del vino e nell’armonia del territorio.

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(Paola Jadeluca è stata giornalista di Repubblica per oltre 30 anni, curatrice del settimanale Affari & Finanza, esperta tra l'altro di vini e cucina)