Il New York Times scopre la piadina romagnola: è il “panino” dell'estate 

di Fabiana Salsi - La Cucina Italiana

 

Leggere i giornali stranieri aiuta a capire anche come il mondo veda l'Italia e a riflettere su molte cose che, forse, avevamo dato per scontate. La cucina non fa eccezione, anzi. L'esempio più recente è un articolo appena apparso sul New York Times che incorona la piadina come il panino dell'estate che ci ricorda quanto valore abbiano certe ricette e quanta Italia possano raccontare.

 

«Una volta scoperta questa specialità italiana, inizierai a vederla ovunque», scrive il quotidiano americano, raccontando della piadina romagnola come della nuova moda di New York, grazie a tanti nuovi ristoranti aperti in città, o a vecchi indirizzi riscoperti con il passaparola. Locali di emigrati in America di prima o seconda generazione che, grazie a piatti semplici come questo, si sono costruiti un futuro e hanno portato un pezzo del nostro Paese dove altrimenti non sarebbe arrivato.

 

L'itinerario tra le piadinerie di New York

Come Massimiliano Barbizzi, romagnolo doc di Savignano sul Rubicone, che nel suo “Testo” fa sua piadina con l'extravergine al posto dello strutto (nonna piacendo) e la serve «croccante come un pretzel con rucola, mozzarella e strisce rosa di prosciutto che sono disposte con cura, come in un panino italiano». O Massimiliano Nanni, il “nonno” della piadina newyorkese, per tutti “Chicco Piadina” che dal 1995, costi quel che costi, impasta con le sue mani almeno 900 piadine a settimana: «È un lavoro molto duro. Se mi ammalassi, chi preparerebbe le piadine?», si chiede il signor Nanni, che magari però in realtà quel testo (la padella piatta che serve a cuocere la piadena) proprio non lo vorrebbe mollare. Luca Lewis, uno dei proprietari di “Casa Piada”, è invece tra quelli che con il testo hanno preso confidenza di recente: a New York ha portato anche i crostoli marchigiani (che non solo le “chiacchiere” di carnevale, ma anche focacce molto simili alla piadina che si fanno con le uova). Ogni settimana gli arrivano da Pesaro, insieme alla burrata, al pesto, o allo strutto che rende sempre tutto più buono.

 

Fellini, Pascoli e la “piada”

Non è solo un tour tra piadinerie, secondo noi. Leggendo questo articolo tornano in mente tante storie, immagini, versi, tanta estate italiana. Pensate agli aneddoti del Grand Hotel di Rimini dove si parla ancora di quando Federico Fellini, tra una ripresa e l'altra, si fermava per mangiare la sua “piada secca e appena uscita dalla piastra”. Ma anche a La Piada di Giovanni Pascoli in c'è tutta quella ritualità che fa parte dell'identità culturale che ha appena reso la cucina italiana patrimonio dell'umanità:

 

Ma tu, Maria, con le tue mani blande domi la pasta e poi l'allarghi e spiani;
ed ecco è liscia come un foglio, e grande come la luna;
e sulle aperte mani tu me l'arrechi,
e me l'adagi molle sul testo caldo, e quindi t'allontani.
Io, la giro, e le attizzo con le molle il fuoco sotto,
fin che stride invasa dal calor mite, e si rigonfia in bolle:
e l'odore del pane empie la casa.

 

La cucina italiana amata nel mondo

È bello rileggere questi versi, è bello ricordare Fellini e la sua piada, è bello sapere che questa magia di farina, sale, acqua e strutto (o extravergine, alla maniera moderna) faccia breccia anche nel cuore dei newyorkesi che di sicuro, nella città più cosmopolita del mondo, hanno tantissime altre possibilità scelta.

 

La piadina che è la “medicina”

Ora che finalmente anche loro hanno scoperto che la piadina è il "panino" (gliela passiamo), dell'estate, magari capiranno anche quel potere scacciapensieri della piadina che, quando non riesci ad andarci, regala una bella dose di quel buonumore che contraddistingue i romagnoli. Perché, per dirla a modo loro, “Nu pansé ad magné de pen, la madgena la pida, se te voja da stè bèn” (ovvero “Non pensare di mangiare pane, la medicina è la piadina se hai voglia di stare bene"). Ora andiamo a preparane una, per prendere a morsi la felicità.

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(Fabiana Salsi  www.lacucinaitaliana.it)