Sulle nomine si accende la corsa per le poltrone di Stato 

di Gianni Dragoni

 

ROMA (Poteri Deboli) -  La partita delle nomine dei vertici delle grandi società di Stato entra nel vivo. Malgrado il ritornello “tutti confermati” che da alcune settimane è stato fatto abilmente filtrare come se fosse il “Vangelo secondo Giorgia” per i capiazienda, gli amministratori delegati, delle sei quotate in Borsa che sono il piatto più ricco sul tavolo (Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna, Enav), in realtà la situazione è più articolata e ci sono alcune situazioni di fragilità in cui potrebbero inserirsi nuovi candidati. Un evento temuto da molti manager in sella, perché può bastare un piccolo cambiamento per scatenare un effetto domino dalle conseguenze imprevedibili. Per le presidenze invece si prepara un ampio cambiamento, del resto queste tessere sono quelle più direttamente legate alle designazioni politiche e i giochi verranno decisi nelle ultime ore.

 

Liste entro il 2 aprile

Intanto le date. Il governo dovrà depositare le liste dei candidati ai cda delle quotate in scadenza almeno 25 giorni prima della data di convocazione dell’assemblea degli azionisti. In genere il governo presenta le liste tutte insieme, perché questo favorisce la spartizione politica dei posti disponibili nei cda. Poiché la prima assemblea in programma è quella di Poste, il 27 aprile, le altre sono tutte nella prima metà di maggio, la “deadline” è giovedì 2 aprile.

 

Effetto Vannacci

Mancano meno di due mesi e il clima si sta già scaldando, le scelte di Giorgia Meloni e dei suoi alleati, Forza Italia e Lega, si accavalleranno con l’esito del referendum sulla giustizia. Si vota il 22 e 23 marzo, quindi al governo resterà poco più di una settimana per chiudere la partita. La novità della scissione della Lega con l’uscita di Roberto Vannacci indebolisce la lega di Matteo Salvini, che nella tornata del 2023 aveva incassato una poltrona di ad, Flavio Cattaneo all’Enel, e la presidenza di Terna, con Igor De Blasio. Adesso la Lega pesa meno, mentre sale Forza Italia, che rivendica almeno due presidenze importanti, la conferma di Paolo Scaroni all’Enel e vuole mettere bocca sulla scelta del nuovo presidente di Leonardo, al posto di Stefano Pontecorvo che fu indicato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il partito di Arcore condiziona alle nomine delle grandi partecipate di Stato anche la scelta de nuovo presidente della Consob, al posto di Paolo Savona che scade l’8 marzo. Savona fu indicato dalla Lega durante il primo governo Conte nel 2019, ma non è scontato che la Lega scelga anche il successore. Il candidato di Salvini, il sottosegretario all’Economia Federico Freni, è stato stoppato dal presidente di Fi Antonio Tajani.

 

Descalzi e Cattaneo intoccabili

La situazione si sta complicando per Meloni. Per le cariche di ad sono considerati intoccabili Claudio Descalzi che dovrebbe ottenere un quinto mandato alla guida dell’Eni (è in carica dal 2014) e Cattaneo che viaggia verso la conferma all’Enel. L’ipotesi di un passaggio di Cattaneo alle Generali, in quota Francesco Gaetano Caltagirone, ha perso quota dopo l’apertura dell’inchiesta della Procura di Milano su Caltagirone, sul presidente di Delfin Francesco Milleri e sull’ad di Mps Luigi Lovaglio per il presunto concerto nella scalata a Mediobanca, azionista di controllo di Generali. Un eventuale ricambio alla guida delle Generali è rimandato al 2027, ma bisogna considerare che il mandato dell’ad Philippe Donnet scade solo nell’aprile 2028.

 

Il panzer Cingolani

Molti considerano blindata anche la posizione di Roberto Cingolani all’ex Finmeccanica. Nel 2023 il fisico ex direttore dell’Iit di Genova ed ex ministro di Draghi fu scelto direttamente da Giorgia, pertanto Cingolani dovrebbe fare un mandato bis, salvo imprevisti nel rush finale vista la delicatezza dell’attività e considerati gli appetiti su questa poltrona.

 

Del Fante e Lasco in fiducia

Anche alle Poste conferma in arrivo per l’ad Matteo Del Fante e il dg Giuseppe Lasco, un tandem che ha portato risultati di bilancio molto positivi, ha avviato il rilancio di Telecom Italia e ha ottimi rapporti con la politica. Del Fante peraltro era entrato nella rosa dei potenziali candidati alle Generali, come l’ad di Acea Fabrizio Palermo, ma come detto l’ipotesi di un cambio in anticipo della guida del gruppo assicurativo è sfumata.

 

Terna, Di Foggia debole

Al di fuori di questo perimetro invece vanno fatti importanti distinguo. Non è un mistero che la posizione dell’ad di Terna, Giuseppina Di Foggia, sia debole, nonostante il titolo viaggi al massimo storico (ma non  è l’unico, quasi tutte le società sotto rinnovo sono ai massimi, eccetto l’Eni). Ma l’andamento in Borsa è dovuto soprattutto al meccanismo regolatorio delle tariffe di trasporto dell’energia elettrica, che premiano il conto economico della società se non si commettono errori clamorosi nella gestione.

L’attivismo di Pasqualino Monti

Per ottenere la conferma l’ingegner Di Foggia deve guardarsi le spalle soprattutto da Pasqualino Monti, il manager dei porti che da tre anni è alla guida dell’Enav, la società che controlla il traffico aereo. A detta di fonti autorevoli Monti da tempo sta studiando per essere nominato in Terna e gode anche lui dell’apprezzamento di Fratelli d’Italia al massimo livello, è sostenuto da entrambe le sorelle Meloni. Se Monti ce la facesse a quel punto la Di Foggia, arrivata in Terna nel 2023 dalla guida di una piccola società (Nokia Italia) con il placet di Arianna Meloni, potrebbe essere dirottata in un’altra società pubblica. Si fa anche l’ipotesi dell’Enav, ma uno scambio secco potrebbe essere antiestetico, oppure della carica di ad di FiberCop, incarico che oggi è assorbito in quello del presidente della società, Massimo Sarmi. Se Di Foggia dovesse lasciare, alla presidenza di Terna potrebbe arrivare Simona Agnes (Forza Italia), figlia di Biagio Agnes, che non riesce a diventare presidente della Rai e potrebbe così lasciare il cda di viale Mazzini per un’altra soluzione che la politica sta studiando.

 

Rissa per la presidenza di Leonardo

Qualcuno ipotizza per Di Foggia anche un incarico alla presidenza di Leonardo, visto che si parla con insistenza della ricerca di una donna per una poltrona che è sempre stata declinata al maschile. Tuttavia in tal caso l’ipotesi più accreditata in questo momento sarebbe Elisabetta Belloni. Ma ci sono numerosi altri candidati per una casella che a questo giro è considerata politica, non più riservata al ministro della Difesa, essendosi spezzato il legame tra Crosetto e l’uscente Pontecorvo. La politica ha già messo in campo come candidati Stefano Cuzzilla, per Forza italia, Trifone Altieri (detto Nuccio), per la Lega. Le loro chance appaiono deboli, peraltro Cuzzilla è in scadenza in primavera come presidente di Trenitalia, nomina ottenuta nel 2023 quando era nel cda di Fs e sarebbe scaduto dopo un anno, in questo modo gli è stata allungata la vita professionale di un anno. Difficile ripetere il giochetto con una presidenza di prestigio come Leonardo. Sono in lizza anche candidati dal profilo istituzionale, come Giuseppe Cossiga, presidente di Mbda Italia (partecipata da Leonardo con il 25%) e presidente dell’Aiad, l’associazione delle industrie aerospaziali e della difesa, il comandante generale della Guardia di finanza Andrea De Gennaro.

 

De Gennaro e Caravelli

De Gennaro, che termina il mandato alla Gdf nei prossimi mesi, potrebbe essere preso in considerazione anche per la presidenza dell’Eni. Per quest’incarico un candidato forte sarebbe anche il direttore dell’Aise, Gianni Caravelli, se non venisse confermato alla guida dei servizi segreti per l’estero, incarico che scade nei prossimi mesi. Insomma, chi pensa a De Gennaro o a Caravelli sta già guardando a una successione in poltrone chiave del “Deep State.

 

Ercolani il “tedesco”

In ambito difesa si starebbe muovendo anche Alessandro Ercolani, ad di Rheinmetall Italia, la controllata del colosso tedesco degli armamenti Rheinmetall che ha una joint venture con l’ex Finmeccanica per produrre carri armati e veicoli blindati per l’Esercito italiano. Fonti vicine al manager smentiscono che Ercolani intenda disimpegnarsi dall’attuale incarico, mentre secondo diverse fonti addentro al milieu politico-economico romano Ercolani osserva con attenzione le evoluzioni intorno a Leonardo e ad altre aziende del settore, punterebbe a un posto di ad nelle partecipate di Stato. A quanto pare si sta proponendo come referente del sottosegretario a Palazzo Chigi Giovanbattista Fazzolari, con il quale si dice condivida la passione per il poligono di tiro. Se la strada verso Leonardo per il momento appare sbarrata dal “panzer” Cingolani, non è da escludere che per Ercolani si possano aprire spazi all’Enav, se Monti dovesse riuscire a fare il gran salto a Terna.

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(Poteri Deboli - Per contattare l’autore dell’articolo gdcube3@gmail.com oppure su X: @gianni_dragoni)