Corruzione,
perquisizioni alla Difesa, Terna e RFI. Sono ben 26 gli indagati
ROMA (Ansa) -
Perquisizioni da parte della Gdf al ministero della Difesa, Rfi, Terna e Polo
Strategico Nazionale nell'ambito di una indagine della Procura di Roma,
sviluppo di quella su Sogei, in cui si ipotizzano i reati di corruzione,
riciclaggio e autoriciclaggio oltre alla turbativa d'asta e al traffico di
influenze illecite.
Al centro
dell'indagine, coordinata dal sostituto Lorenzo Del Giudice, presunte
irregolarità negli appalti informatici. Complessivamente 26 gli indagati. Fra
le persone perquisite anche generali della Difesa, dirigenti di imprese
pubbliche e imprenditori.
CORRUZIONE,
PERQUISIZIONI FINANZA AL MINISTERO DELLA DIFESA, A TERNA E FERROVIE: 26 GLI
INDAGATI
Estratto
dell’articolo di Giuseppe Scarpa per www.repubblica.it
Un sistema
fondato su fondi neri, gare pilotate che tocca grandi aziende pubbliche come
Tim, Terna e Rete Ferroviaria Italiana, e su una rete di relazioni costruite
per orientare appalti e forniture. È questo il quadro che emerge dalle carte
dell’indagine della procura di Roma, che ipotizza – a vario titolo – reati di
corruzione, traffico di influenze illecite, turbata libertà degli incanti e riciclaggio..
Al centro
dell’inchiesta c’è l’imprenditore Francesco Dattola, ritenuto dagli inquirenti
amministratore di fatto della NSR s.r.l., affiancato – tra gli altri – da
Stefano Tronelli, titolare della Tron Group Holding s.r.l., e
dall’intermediario Antonio Spalletta.
Secondo
l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe costruito un sistema capace di
generare liquidità in nero attraverso fatture per operazioni inesistenti e
successive operazioni di riciclaggio, trasformando i bonifici in denaro
contante da destinare a pagamenti corruttivi.
Le carte
descrivono un meccanismo strutturato: le società riconducibili a Tronelli emettevano fatture fittizie nei confronti della
NSR, incassavano i bonifici e li “monetizzavano” attraverso operazioni
commerciali – come l’acquisto e la rivendita di orologi di lusso – restituendo
poi il contante a Dattola.
Una provvista
che, secondo gli investigatori, sarebbe stata utilizzata per alimentare
rapporti corruttivi e favorire le aziende del gruppo.
Nel sistema
compaiono anche rapporti con grandi player industriali. Tra questi Red Hat, con il coinvolgimento del country manager per l’Italia
Rodolfo Falcone, accusato di aver favorito le società di Dattola presso clienti
istituzionali in cambio di utilità economiche. Le forniture avrebbero
riguardato, tra gli altri, TIM s.p.a., con un volume di acquisti per milioni di
euro tramite il distributore Esprinet.
Il nodo
centrale resta quello delle gare. Secondo gli atti, il gruppo sarebbe stato in
grado di incidere sulle procedure di selezione, anche attraverso la conoscenza
anticipata dei capitolati o la loro modifica.
È il caso, tra
gli altri, delle commesse verso Terna s.p.a., dove si ipotizza un’interferenza
sugli uffici acquisti, e della maxi gara da 400
milioni di euro di Rete Ferroviaria Italiana, che sarebbe stata “preparata”
grazie all’accesso a informazioni riservate.
Particolarmente
delicato il capitolo relativo al Ministero della Difesa. Qui entrano in scena
ufficiali di alto livello, tra cui il generale Francesco Modesto, con cui –
secondo l’accusa – Dattola avrebbe collaborato già nella fase di definizione
dei requisiti tecnici, prima dell’avvio formale delle procedure. In questo
contesto, il ruolo di Antonio Spalletta sarebbe stato quello di facilitatore,
capace di muoversi tra ambienti istituzionali e favorire contatti e decisioni.
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