TRIBUNA
IL DOSSIER DI
BUCCI SUL 'SECOLO XIX'. BRAMBILLA: VERITÀ E BUGIE
GENOVA - Quello
che segue è l'editoriale del direttore del Secolo XIX, Michele Brambilla:
"Ieri
mattina, dagli articoli di Repubblica e del Fatto, tutti hanno appreso di una
vicenda grave, quella dei dossier contro Il Secolo XIX (ma non
solo: anche contro Genova24, si è poi saputo) che il governatore della Liguria
Marco Bucci fa preparare dallo staff della sua comunicazione (con denaro
pubblico?) da almeno un anno. Da tutta Italia sono arrivati interventi di
protesta contro Bucci e di solidarietà al Secolo.
Ma ieri
pomeriggio è successo un fatto ancora più grave. Il governatore Bucci, nella
conferenza stampa organizzata per cercare di rimediare a una situazione che
dire imbarazzante è poco, ha mentito. E lo ha fatto parlando in veste
istituzionale. Ha detto di non aver mai mandato quei dossier
all’editore del Secolo (il quale, lo dico ora e lo ripeterò, mi ha
sempre permesso di fare un giornale libero e indipendente, come da accordi il
giorno della mia assunzione). Bucci ha mentito, e posso dimostrarlo in modo
documentale.
Ma prima
riassumiamo i fatti, che non tutti conoscono, partendo dall’inizio.
Dossier, non
rassegne
Da un paio di
mesi l’Ordine dei Giornalisti della Liguria ha avviato un’istruttoria su alcuni
dossier contro il Secolo XIX. Contengono ritagli di articoli, estrapolazioni,
commenti molto critici (eufemismo), molte informazioni false, soprattutto
un’infinità di omissioni, cioè non si citano le interviste e gli spazi dati al
centrodestra. Il tutto, insomma, per dimostrare che il Secolo appoggia il
centrosinistra. L’Ordine ha convocato i membri dello staff di
comunicazione di Bucci e il loro capo, Federico Casabella, ha ammesso che
quei dossier (lui li chiama rassegne: ma le rassegne sono fatte su più
giornali, e non sono mirate a dimostrare una tesi) li ha confezionati lui con i
suoi colleghi. Aggiungendo, però, che venivano confezionati in virtù di un
accordo tra il governatore Bucci e il sottoscritto.
E così l’Ordine
dei Giornalisti ha convocato me. Rischiavo una sanzione disciplinare durissima,
la sfiducia della redazione, ma soprattutto una enorme figura di merda. Sono
rimasto stupito per una tale menzogna, ma ho potuto smascherarla
documentalmente almeno in quattro punti.
Primo. Nei dossier io sono criticato, quindi è chiaro che non
potevo essere d’accordo.
Secondo. Se ci fosse stato un accordo tra me e Bucci,
quest’ultimo avrebbe inviato i dossier direttamente a me. Invece, salvo
l’ultimo che è stato mandato anche a me (22 novembre) tutti gli altri li ha
mandati (lui o qualcuno del suo staff) al mio editore.
Terzo. In tutte le chat tra me e Bucci e tra me e il mio
editore ho sempre protestato energicamente contro questi dossier. A Bucci, l’8
maggio 2025, dopo una serie di pressioni sulle elezioni comunali, ho scritto:
«Sono veramente stanco di queste cose. Facciamo un giornale onesto. E stop».
E il 22
novembre, quando mi ha mandato i dossier di cui parlavo prima, ho risposto:
«Lasciami anche dire, infine, che sono molto dispiaciuto del tono che usa il
tuo ufficio stampa, brutto davvero, che esamina frasi foto e occhielli partendo
dal presupposto che da parte nostra ci sia una malafede. Mi spiace molto anche
perché negli ultimi due mesi abbiamo dato un sacco di spazio a te e alla
Regione e mi pare in modo molto corretto. Abbiamo titolato in prima pagina il
bilancio dei tuoi primi mesi in Regione e la pagella che ti sei dato. E
interviste sulla sanità, eccetera. Ma di tutto questo nella rassegna del tuo
ufficio stampa non c’è traccia».
Il 2 dicembre
ho scritto al mio editore: «C’è un
ufficio in Regione che lavora per estrapolare pezzi per accusare il Secolo. E
ti posso dimostrare che i commentini della squadra di Bucci sono falsi. Così
non è più lecito andare avanti. File come questi, dossier come questi, dove si
disquisisce sulla qualità delle foto, non esistono neanche nelle dittature
sudamericane». (Come vedete, delle chat riporto solo alcune frasi mie, per
rispettare la privacy degli interlocutori).
E dunque: io e
Bucci d’accordo sui dossier???
È vero che,
soprattutto all’inizio della nostra conoscenza, ho detto e scritto a Bucci di
segnalarmi sempre se c’erano errori da rettificare, oppure se aveva necessità
di interviste o dichiarazioni per equilibrare il giornale. Ma questo lo dico a
tutti perché è l’abc di un corretto giornalismo. I dossier, che per ora non
pubblico, sono ben altra cosa.
Quarto. L’11 giugno 2025 ho scritto un editoriale in prima
pagina e ospitato a pagina 10 una serie di comunicati di protesta contro il
comportamento di Bucci il quale, a un evento pubblico e davanti alle
telecamere, aveva detto: «Quelli del Secolo devono darsi una regolata». È
evidente che tra noi due c’era un duro contrasto, non un accordo.
La conferenza
stampa di ieri
Federico
Casabella, nella conferenza stampa di ieri, ha sostenuto che si tratta di
rassegne stampa e non di dossier. E per dimostrarlo ha distribuito ai
giornalisti presenti una rassegna stampa che non è quella oggetto dell’indagine
dell’Ordine, ma una rassegna in cui si commentano più giornali. Poi ha ripetuto
la barzelletta del mio accordo con Bucci. Lo aveva detto anche al giornalista
di Repubblica che ha scritto l’articolo uscito ieri mattina. Sono doppiamente
grato a Casabella di queste ripetizioni, perché mi hanno dato la possibilità di
trasformare la mia querela da diffamazione semplice a diffamazione a
mezzo stampa.
Poi Casabella
ha attaccato l’Ordine dei Giornalisti per avere, a suo dire,
violato il codice deontologico svelandomi il contenuto della sua deposizione.
Qui siamo alle (tragi)comiche. L’Ordine mi ha convocato come indagato e non
poteva non rivelarmi la fonte dell’accusa contro di me. Non mi ha trasmesso, né
fatto leggere, il verbale di Casabella. Mi ha solo riferita la sua accusa.
Altrimenti di che avremmo parlato?
Aggiungo,
perché forse la cosa è sfuggita, che l’Ordine dei Giornalisti non ha sentito
solo noi del Secolo, ma anche i capi delle altre redazioni genovesi. Per dire:
è un’indagine ampia.
Bucci ha
mentito
Ed eccoci a
quello che scrivevo all’inizio. Marco Bucci, nella conferenza stampa di ieri,
ha sostenuto di non aver mai mandato questi dossier al mio editore, e anche
Casabella ha negato. Lo dimostrino, se possono. Io ho tutte le chat per poterli
smentire. Tutte.
Poi, quando due
cronisti gli hanno chiesto conto di un foglio con le istruzioni su come
il Secolo avrebbe dovuto seguire la campagna elettorale per le
comunali 2025, Bucci ha detto addirittura di non saperne nulla. Ha detto che
non è opera sua. Ma quel foglio, intitolato “Risposta del governatore Bucci”, è
stato inviato il 13 maggio 2025 alle ore 16:02:08 al mio editore, che me lo ha
girato. E ribadisco che me lo ha girato solo per mia informazione, senza
esercitare alcuna pressione. Il mio editore mi ha sempre garantito piena
autonomia e libertà.
Mi spiace dover
citare queste chat private, ma l’indipendenza della stampa dalla politica è un
bene pubblico. E la versione di Bucci, oltre che falsa, è
diffamatoria e io debbo difendere, prima di ogni cosa, la verità. Poi la
dignità, poi la storia del Secolo. Qualcuno ha agito, oltre che con molta
prepotenza, con molta imprudenza.
Il complotto
Infine. Ieri
Casabella, e poi alcuni politici liguri di centrodestra, hanno parlato di una
manovra politica della sinistra. Ma qui di manovra politica ce n’è una sola,
inconfutabile: quella di un governatore, di centrodestra, per condizionare un
giornale e perfino un’elezione comunale. Non si chiedono, costoro, a quale
titolo un politico interferisce nella linea di un giornale del quale non è il
proprietario? Ma quale complotto della sinistra. Sono quelli che hanno
confezionato questi goffi dossier ad aver ordito un auto-complotto ai loro
danni.
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