TRIBUNA

 

RANUCCI-LAVITOLA, LE CONOSCENZE AUMENTANO E LA RAI TACE 

ROMA (Primaonline) - Sul caso Ranucci-Lavitola hanno parlato ormai quasi tutti, dalla politica ai giornalisti che conoscevano o frequentavano Valter Lavitola, mentre la Rai, che sul futuro del conduttore di Report è chiamata direttamente a decidere, non ha ancora comunicato la propria posizione. La relazione del Comitato etico è stata consegnata all’amministratore delegato Giampaolo Rossi il 14 agosto e l’azienda sta ancora valutando il caso.

 

Nel frattempo continuano a uscire particolari che aiutano a capire meglio anche il contesto nel quale questa storia si è sviluppata. L’intervista di Fulvio Abbate al Corriere, che si dichiara grande amico di Lavitola, aggiunge diversi nomi alla lista di chi lo conosceva o frequentava il Cefalù, il suo ristorante romano, e ridimensiona almeno un aspetto del racconto di queste settimane, quello di una frequentazione di Lavitola come elemento particolare del rapporto con Ranucci.

 

Abbate racconta di essere andato al Cefalù quasi ogni giorno e cita Paolo Mieli, Italo Bocchino e Fabrizio Cicchitto, oltre a Stefano Cappellini, Monica Giandotti e Patty Pravo che dice di aver portato lui. Ranucci racconta di averlo visto diverse volte. Mieli aveva già spiegato al Corriere, senza particolari reticenze, di conoscere Lavitola e di essere stato più volte nel suo ristorante, mentre Bocchino ha detto di esserci andato poche volte, anche per comprare il pesce, ricordando due cene con Ranucci.

 

Per gli addetti ai lavori probabilmente non è una grande scoperta, per l’opinione pubblica forse sì. A leggere quanto sta emergendo sembra che il pesce di Lavitola fosse piuttosto apprezzato in una certa Roma giornalistica e politica e che il Cefalù fosse un luogo nel quale era abbastanza normale incontrare giornalisti, politici e personaggi dello spettacolo.

 

Questo naturalmente non dice nulla sulla natura dei singoli rapporti e sarebbe sbagliato metterli tutti sullo stesso piano. Per un giornalista incontrare Lavitola può essere semplicemente parte del proprio lavoro. Se però la conoscenza e la frequentazione di Lavitola sono diventate uno degli elementi sui quali da settimane si discute del comportamento professionale di Ranucci, conoscere anche il contesto nel quale si muovevano alcuni di quelli che oggi commentano la vicenda aiuta almeno a leggerla in maniera più completa.

 

Italo Bocchino è un caso interessante perché in queste settimane è intervenuto spesso in televisione sul rapporto tra Ranucci e Lavitola, che lui conosce da almeno sedici anni. Nel 2010, quando era uno degli uomini più vicini a Gianfranco Fini, fu proprio Bocchino a indicare pubblicamente Lavitola tra i protagonisti dell’operazione sulla casa di Montecarlo che stava mettendo in difficoltà il presidente della Camera. Allora lo considerava un avversario, mentre successivamente ha raccontato di avergli dato una seconda possibilità dopo il carcere e negli anni i due hanno ripreso a vedersi, fino agli incontri al Cefalù.

 

Nella stessa storia di Montecarlo, ma allora da una posizione diversa, c’era Gian Marco Chiocci, oggi direttore del Tg1. Chiocci era uno dei cronisti del Giornale che avevano aperto e seguito l’inchiesta sulla casa e continuò a occuparsene quando Lavitola entrò nella vicenda attraverso la pista di Santa Lucia e i documenti sulle società offshore. Nel maggio 2012 firmò con Massimo Malpica un articolo dal titolo “Valter Lavitola torchiato per infangare il Giornale”, nel quale si contestava l’ipotesi che attraverso Lavitola si volesse ricondurre l’inchiesta su Montecarlo a un input di Berlusconi.

 

Riletti oggi, quegli articoli raccontano bene le diverse posizioni dell’epoca. Bocchino vedeva in Lavitola uno degli uomini dell’operazione contro Fini, mentre Chiocci lavorava per il giornale che aveva condotto l’inchiesta e ne difendeva l’impianto. Sedici anni dopo Bocchino commenta spesso in termini critici il rapporto tra Ranucci e Lavitola e Chiocci dirige il Tg1, che sta seguendo molto da vicino la vicenda e ha realizzato, tra l’altro, l’intervista a Clesio Tavares.

 

Su Chiocci va fatta una distinzione netta perché, a differenza degli altri nomi citati, non risulta che abbia frequentato il Cefalù e non abbiamo trovato elementi che documentino una sua frequentazione personale con Lavitola. Il rapporto che emerge è professionale e sta negli articoli che portano la sua firma. Sono proprio quegli articoli a documentare che la storia di Lavitola era già ben conosciuta dall’attuale direttore del Tg1 molti anni prima del caso Ranucci.

 

Il punto non è quindi fare l’elenco di chi mangiava al Cefalù, che rischia di diventare ogni giorno più lungo, ma mettere questi elementi dentro la dimensione che il caso ha assunto. Da settimane Ranucci e Lavitola occupano le prime pagine dei quotidiani, le diverse edizioni dei telegiornali e i talk show, mentre sulla vicenda sono intervenuti esponenti di maggioranza e opposizione fino a coinvolgere praticamente tutto l’arco parlamentare. Alle notizie sull’inchiesta per l’attentato si sono aggiunti giorno dopo giorno cene, conversazioni, conoscenze e vecchie frequentazioni, fino a trasformare il futuro di Ranucci a Report in un altro capitolo della vicenda.

 

Proprio su questo sono intervenuti anche i suoi legali. L’avvocato Roberto De Vita ha sostenuto che qualsiasi iniziativa assunta in questo momento dalla Rai nei confronti di Ranucci e di Report sarebbe condizionata, secondo la difesa, dalle falsità e dalle polemiche circolate nelle ultime settimane. La presa di posizione arriva mentre sui giornali viene nuovamente indicata come possibile una sospensione del giornalista dalla conduzione del programma.

 

La Rai aveva aperto gli approfondimenti sul caso e il Comitato etico ha concluso il proprio lavoro, ascoltando anche Ranucci, per poi consegnare la relazione a Rossi. Lo stesso Ranucci continua intanto a lavorare alla prossima stagione di Report e nei giorni scorsi ha incontrato il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini.

 

Dopo settimane nelle quali hanno parlato praticamente tutti, sta quindi diventando questo il passaggio giornalisticamente più interessante. Abbiamo ascoltato la politica, i commentatori, i protagonisti dell’inchiesta e adesso anche molti di quelli che Lavitola lo conoscevano da tempo e, in diversi casi, frequentavano il suo ristorante. Nel frattempo il caso continua ad avere un’esposizione mediatica quotidiana e il dibattito si è ormai spostato anche sul futuro professionale di Ranucci.

 

La posizione che manca è quella della Rai, che ha sul tavolo la relazione del proprio Comitato etico e dovrà stabilire se quanto emerso richieda o meno una decisione sul conduttore e su Report. Fino a quel momento continueranno probabilmente a parlare in molti, compresi parecchi di quelli che, come stiamo scoprendo, Lavitola lo conoscevano già molto bene

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(Credits: Redazione di PrimaOnline)