TRIBUNA
LA STAMPA RINASCE A GIUGNO: COME SARÀ
(A.G. Professione Reporter) - Primi giorni di giugno
2026. Parte da qui la nuova epoca de La Stampa di
Torino. Dopo oltre cento anni di gestione Agnelli, al comando si sistemerà
Alberto Leonardis con la sua Sae, Sapere Aude, abbi il coraggio di conoscere,
frase kantiana e prima ancora oraziana. Avrà un nuovo Direttore ultra sperimentato, affiancato da due vicedirettori, che
rappresentano il futuro. Sarà la consueta Stampa torinese, giornale rigoroso,
essenziale e brillante, però assai decaduta nelle vendite (a marzo di
quest’anno 65.500 copie al giorno, meno 11,2 per cento sul marzo 2025, calo più
netto di quello medio di tutti i giornali italiani). Resterà radicata nel
territorio, con il suo respiro nazionale e internazionale di alto livello.
Aprirà un’edizione a New York. Avrà inserti “verticali”, specifici, sui temi
più caldi del momento. Sarà venduta in “panino” con i giornali locali del
Gruppo. Si avventurerà nel campo degli eventi (con l’intervento attivo dei suoi
giornalisti), su quegli stessi temi. Parlerà molto di scuola. E di tennis.
Così la racconta il successore di Elkann, attuale
proprietario.
sinner
e compagni
Mercoledì 13 maggio Leonardis è calato a Roma e si è seduto
nella Sala stampa degli Internazionali di tennis accanto ad Angelo Binaghi,
presidente della Federtennis. Hanno annunciato che Federtennis, in grande
crescita anche economica, grazie all’oculata gestione di Sinner e compagni,
entra -attraverso la sua società Sportcast (editrice
di Super Tennis)- con una quota di 5
milioni nel capitale di Sae. Perché a Torino si svolgono le Atp Finals dal 2021, perché il tennis crede nell’importanza di
entrare in un organo d’informazione, affinché si parli del suo movimento in
ascesa.
agricoltore abruzzese
“Abbineremo la Stampa a tutti i nostri giornali locali,
diventando così il secondo gruppo editoriale italiano”, ha detto Leonardis in
quella sede. E Binaghi: “Noi siamo la seconda Federazione per iscritti. Ma io
non voglio essere secondo in tutto! Vorrei essere primo, come Sinner”. E
Leonardis: “Io però non sono Sinner. Sono un agricoltore abruzzese”. Frase non vera, che gli piace ripetere. Sinner è rosso, Leonardis
lo chiamavano “il biondo” negli anni giovanili a L’Aquila, ma certo sta
raggiungendo obiettivi su cui pochi hanno scommesso. E’
partito nel 2020 acquistando dagli Elkann-Agnelli Tirreno, Nuova Ferrara,
Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena, e poi sono venuti Nuova Sardegna,
Provincia Pavese, Paese Sera da riaprire.
passo lungo
Tanta roba, ma sempre in un ambito locale. Ora è arrivato il
gran momento: La Stampa. Passo più lungo della gamba, è stato detto, non ce la
farà. Dall’Abruzzo rurale alla Torino industriale, cosa si è messo in testa?
Aiutato dal fatto che Elkann non voleva proprio vendere l’ex gioiello di
famiglia né a piemontesi né a industriali, passo dopo passo, Leonardis, che non
ha fortune proprie ma deve sempre cercare fondi in giro, ha messo assieme una
compagine di finanziatori: tanti, così è lui che guida il pullman.
miracolo operativo
L’impossibile miracolo per ora sembra compiuto e nei primi
giorni di giugno diventa operativo. La sorpresa è che -forse per dare una mano
d’avvio- Elkann mette tre milioni con una nuova “Fondazione 9 febbraio 1867”,
data di pubblicazione della Gazzetta Piemontese, che poi diventò La Stampa, che
poi, sotto il fascismo, fu acquisita dalla famiglia Agnelli. Elkann è nel 49
per cento della subholding Sae-La Stampa, nuova proprietaria de
La Stampa, assieme a Reale Mutua Assicurazioni, Unione industriali
Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Confindustria di Cuneo, Unione
industriali di Torino. Nel 51 per cento c’è Sae (75 per cento) più il Gruppo di
Carlo Toto (costruzioni stradali, grandi opere, energie rinnovabili) al 25 per
cento.
toto e crosetto
Specialità di Leonardis è la capacità di allacciare
relazioni e dunque ecco Toto, abruzzese come lui. E il sardo Binaghi,
conosciuto gestendo La Nuova Sardegna. Hanno dato una mano anche il Presidente
della Regione Piemonte Alberto Cirio, il Sindaco di Torino Stefano Lorusso e il
ministro della Difesa Guido Crosetto, cuneese.
Direttore designato della nuova Stampa-non ancora
ufficialmente- è Antonio Di Rosa, messinese, 75 anni, già vicedirettore del
Corriere della Sera, poi Direttore del Secolo XIX, della Gazzetta dello Sport,
dell’agenzia LaPresse, ora Direttore editoriale Sae. Accanto a lui
l’editorialista politico Alessandro De Angelis, già a La
Stampa e Luciano Tancredi che per Sae ha diretto Il Tirreno e dirige ora la
Nuova Sardegna: due cuccioli che Di Rosa alleverà. Nati a L’Aquila, come
Leonardis. Maurizio Molinari, Direttore della Stampa dal 2015 al 2020 per poi
andare a la Repubblica,guiderà
l’edizione online de La Stampa di New York, in
inglese, dedicata ai venti milioni di italoamericani, con il sostegno di
attori, artisti e volti noti. Anche La Stampa avrà il Progetto scuola, inserto
settimanale scritto dagli studenti delle scuole, bacino per assunzioni di giovani,
già collaudato nelle altre testate del Gruppo. Poi gli speciali su sanità,
ambiente, energia. E gli eventi sugli stessi temi: se ne occuperà Next Different, società di comunicazione dentro Sae, che fattura
tre volte quello che fatturano tutti i giornali Sae. I
giornalisti saranno coinvolti in questa attività.
social network
Leonardis vuole anche fondare una Academy de
La Stampa, per formare giovani nella gestione dei social network.
Nessuna chiusura di pagine locali, dichiara. Nessun licenziamento, ma circa 60
prepensionamenti in quattro anni. Taglio netto sulle collaborazioni, che alla
Stampa, fra piccoli e grandi nomi, sono arrivate a quota 700, con un costo di 4 milioni l’anno. E la Stampa ha chiuso il bilancio con una
perdita di tre milioni.
La convinzione di fondo di Leonardis è che il mondo
dell’editoria se non si muove, lentamente muore.
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