TRIBUNA

 

UNA DIRETTRICE A 'LIBÉRATION'. DA SARTRE A ROTHSCHILD, A CARACCIOLO

di Roberto Alatri

 

(Professione Reporter) - Per il prestigioso quotidiano francese Libération, che incarna dal 1973 i valori della sinistra, si apre una nuova fase con la nomina a Direttrice di Sonia Delesalle-Stolper, responsabile del servizio internazionale dal 2020 e già corrispondente da Londra, che prende il posto di Dov Alfon dimissionario da un mese.

 

Con un gradimento dell’83% della redazione la nuova Direttrice, apprezzata anche per la sua energia e grinta, ha dichiarato di voler continuare la trasformazione delgiornale avviata negli anni scorsi, rafforzando l’obiettivo di fare di Libè – com’è soprannominato il quotidiano – il centro del dibattito democratico, intellettuale e culturale dei francesi, anche in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

 

La scelta interna è stata particolarmente considerata dai redattori, che hanno visto prevalere questa candidata rispetto a Nicolas Barré, l’ex direttore editoriale de Les Échos, il cui nome era stato fatto inizialmente per dare un segnale di novità e cambiamento. Ma sin dal discorso di apertura di Delesalle-Stolper si è capito che la decisione è caduta sulla persona più adatta per gli equilibri interni: grande capacità di lavoro, apertura al dialogo e capacità rappresentare al meglio lo spirito del giornale le qualità ritenute indispensabili per contrastare la destra in vista delle presidenziali.

 

Un compito che non sarà comunque facile, dovendo mettere insieme una redazione divisa tra giornalisti più vicini all’estrema sinistra de la France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, le cui posizioni sul conflitto Israele-palestinesi sono nette, e una frangia più moderata

La nuova Direttrice punta decisamente sul dialogo e sullo scambio di opinioni, per riportare il prestigioso quotidiano su posizioni libertarie e non solo woke.

 

L’obiettivo dei prossimi anni non è però legato solo alprestigio e al posizionamento. Come per tutto il mondo editoriale, la questione economica è centrale e decisiva per il futuro. Con 110mila abbonati digitali e perdite annuali tra i 7 e gli 8 milioni di euro, Libération dovrà conquistare, e fidelizzare, almeno altri 100mila abbonati per trovare l’equilibrio finanziario e limitare i prestiti che l’uomo d’affari Daniel Kretinsky ha fatto apiù riprese dal 2022 a oggi per garantire la sopravvivenza del Fondo di dotazione per una stampa Indipendente (FDPI), che detiene il capitale del quotidiano.

 

La ricetta? Come ricorda oggi Le Figaro, aumentare la quantità di video sul sito, rafforzare la squadra dei collaboratori con nomi di prestigio e valorizzare gli articoli su canali differenti, contenendo allo stesso tempo i costi. Vedremo secon questa formula oltre ai lettori resterà soddisfatto anche Kretinsky.

 

Libération fu fondato nel febbraio del 1973 dal filosofo Jean Paul Sartre assieme a Serge July, Philippe Gavi, Bernard Lallement e Jean-Claude Vernier.

Dopo la scomparsa di Sartre (1980), il giornale abbandona le posizioni più estremiste, ma mantiene i toni accesi contro il potere economico e politico.

Dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989, e il dissolvimento dell’Unione Sovietica (1991), il quotidiano assume mano a mano tendenze liberali e libertarie.

 

Nel giugno 2006 Libération affronta una grave crisi finanziaria. Edouard de Rothschild (ramo francese della famiglia di banchieri) ne assuma il controllo. Rothschild ottiene le dimissioni di Serge July, al timone del quotidiano dalla sua fondazione). Alla fine del 2006 vengono licenziati 76 dipendenti su 276. Nuovo direttore del giornale è Laurent Joffrin.

 

Uno dei maggiori azionisti del giornale diventa l’imprenditore italiano Carlo Caracciolo. Il 18 novembre 2013 la redazione del giornale subisce un attentato in cui rimane vittima un assistente fotografo di 27 anni.

 

Come molti altri giornali, Libération soffre di una perdita di lettori. All’inizio del 2014 Édouard de Rothschild esce dal capitale.

Sempre nel 2014, sull’orlo dell’amministrazione controllata, la proprietà è rilevata congiuntamente da Bruno Ledoux e Patrick Drahi, proprietario del gruppo di telecomunicazioni Numericable-SFR. Nel 2020 viene annunciato che la proprietà passa a una fondazione senza fini di lucro.

Nel luglio 2020 diventa Direttore Dov Alfon, già redattore capo del quotidiano progressista israeliano Haaretz.

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